In molti convegni e per fortuna una buona percentuale di aziende parlano di benessere della risorsa umana non più considerata come un semplice numero a cui dover garantire una remunerazione, ma come una vera e propria risorsa per l'azienda.
Questo accade solo in aziende che sono orientate a dei principi che coinvolgono l'interesse a garantire il benessere di chi svolge il lavoro per nostro conto.
Molte altre aziende con cui ho avuto contatti sono in difficoltà a credere che se io concedo del benessere alla mia risorsa vista come talento (p.s. io considero talento anche la persona che si trova al gradino più basso della scala gerarchica aziendale) e non solo come numero, posso raggiungere i miei obiettivi di fatturato e soprattutto mantengo alto il brand della azienda.
Addirittura pensate al modello Toyota che nel momento in cui si è trovata in crisi per difficoltà di stabilità delle sue auto è andata ad analizzare che cosa è avvenuto al suo interno e ha scoperto di aver perso di vista le forze interne date dalle PERSONE che spingevano verso al miglioramento/cambiamento e altre all'integrazione con nuove idee senza radere al suolo quello che già esisteva. (rif. Articolo "La crisi Toyota: non conviene trascurare l'anoma dell'impresa" su Sviluppo & Organnizzazione, Maggio/Giugno 2010).
Lascio a Voi le conclusioni su cosa pensate nel considerare la risorsa umana come tale e non come un semplice strumento meccanico che produce?
A Voi la parola...
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